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12-10-2011   |   PAROLA AL GESTORE    

India, Sudafrica e Filippine per cavalcare gli EM

A cura di Rocki Gialanella
 

Dopo la forte discesa delle ultime settimane a che livello di valutazione si trovano i mercati emergenti (es. Msci world) ?
L’indice dei Paesi Emergenti, il MSCI Emerging Market Index, tratta a circa 9,2 volte gli utili attesi per il 2011 ed a circa 8,3 volte gli utili attesi del 2012. Pertanto, il prezzo su utili a 12 mesi è pari a 8,5. Il c.d. dividend yield, che misura i dividendi distribuiti agli azionisti come percentuale della capitalizzazione dell’indice, si attesta ad un valore pari a 3,4% per il 2011 ed a 3,9% per il 2012. Il rapporto tra la capitalizzazione e il patrimonio (Price to Book) si attesta a 1,5 volte per il 2011 ed a 1,3 volte il 2012. In termini storici, il Prezzo su Utili (P/E) ed il Dividend Yield sono su livelli attraenti e vicini ai minimi storici, mentre il Price to Book resta distante, probabilmente in virtù delle aspettative sul ritorno sul capitale (ROE) che restano alte.

Che prospettive di profitto è lecito aspettarsi dall'azionario emergente e che tipo di visibilità avranno i profitti?
Gli analisti finanziari stimano una crescita dei profitti del 15% quest’anno e dell’11% nel 2012. Il mercato, tuttavia, valuta una crescita degli utili più moderata. La visibilità dei profitti è limitata dalla debolezza del ciclo ed è causa della elevata volatilità nei mercati. Inoltre, i problemi strutturali delle economie sviluppate richiedono decisioni politiche che, per loro natura, non sono razionali nel senso economico del termine, e quindi difficilmente prevedibili.

Dove gli investitori possono trovare il maggiore valore in termini di tipologia di azioni, settori, paesi etc.?
Ci sono diverse risposte a questa domanda. Esse dipendono principalmente dal tipo di investitore, dalla sua propensione al rischio e dall’orizzonte temporale di riferimento. Dal nostro punto di vista vediamo opportunità di investimento in India, Sud Africa e Filippine. A livello di settori privilegiamo quelli esposti ai consumi interni. 

Di recente le valute dei mercati emergenti hanno cominciato a mostrare nuovamente un elevato grado di instabilità, vi aspettate un simile livello di volatilità sugli asset emergenti nei prossimi mesi ? Come gli investitori possono minimizzarne l'impatto?
Come nel 2008, il movimento a ribasso del mercato ha preceduto la svalutazione delle valute, con la differenza che i fattori scatenanti sono stati differenti da quelli del 2008. Infatti, in questa correzione, il deprezzamento delle valute dei Paesi Emergenti è avvenuto in corrispondenza dell’ultima riunione del FOMC negli Stati Uniti al termine del quale Ben Bernanke, governatore della Federal Reserve, pur proponendo una serie di misure per stimolare l’economia, ha escluso di ricorrere a manovre espansive sulla base monetaria. Nel frattempo, i dati macroeconomici americani sono migliorati, mentre l’Europa ha continuato a mostrare segni di deterioramento. L’effetto di questi fattori ha prodotto una ripresa degli acquisti sul dollaro con vendite sulle principali valute mondiali. Per i prossimi mesi, non ci aspettiamo forte volatilità sulle valute a meno di brusche frenate nella crescita mondiale che incrinino gli attuali attivi nelle bilance commerciali. A seconda dell’orizzonte temporale, dell’avversione al rischio e degli strumenti a disposizione, gli investitori possono ridurre l’impatto valutario utilizzando contratti di copertura sulle valute, aumentando l’esposizione a quei Paesi che hanno valute legate al dollaro (ad esempio il dollaro di Hong Kong, o il Renminbi cinese) e che sono sostenute da buone bilance commerciali, ovvero comprando società dei Paesi Emergenti che beneficiano di un deprezzamento della valuta avendo ricavi in dollari ma costi in valuta locale (produttori/esportatori). 

Cosa vi aspettate in termini di politica monetaria e fiscale da parte delle maggiori potenze emergenti ? Che effetto avrà ciò sui mercati?
Ci aspettiamo che la politica monetaria resterà complessivamente invariata nei prossimi mesi, finché non ci saranno adeguate evidenze di una riduzione delle pressioni inflattive. Tuttavia, qualora ci fosse un rallentamento della crescita più pronunciato di quanto atteso, le banche centrali dei Paesi Emergenti hanno gli strumenti per stimolare la crescita. Le leve di politica fiscale sono invece più eterogenee e dipendono dai livelli di indebitamento attuali, dagli avanzi/disavanzi di bilancio correnti ed attesi e dalle specifiche condizioni macroeconomiche. Tuttavia, si può ragionevolmente assumere che, anche su questo versante, le potenze emergenti abbiano le risorse per stimolare le loro economie. Gli effetti di medio periodo delle politiche monetarie e fiscali, se implementate con correttezza e disciplina, contengono gli effetti negativi della contrazione del ciclo economico attraverso lo stimolo dei consumi e degli investimenti. Gli effetti di tali manovre sono generalmente visibili sui dati macroeconomici nei 12-18 mesi successivi alla loro introduzione, ma i mercati finanziari tendono ad anticiparli, come si è visto nel 2008 dopo l’annuncio da parte della Cina del maxi-stimolo fiscale.

Fonte: Fondionline.it
 

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